Il fattore di rischio nell’utilizzo dell’unità K9 non è un’eccezione da gestire quando si presenta. È una variabile strutturale, presente in ogni fase dell’impiego di un binomio, che va identificata, analizzata e trattata con lo stesso metodo con cui si tratta qualunque altro rischio operativo professionale. Il problema, nel settore, è che questa valutazione viene fatta raramente in modo esplicito. Si tende a gestire il rischio con l’esperienza accumulata, quando servirebbe gestirlo con un processo.
Perché serve un’analisi strutturata, non solo esperienza
L’esperienza riduce il rischio, ma non lo mappa. Un operatore esperto riconosce un pericolo quando lo vede, ma questo non equivale ad avere un quadro completo di tutti i fattori di rischio che gravano su un’unità K9, con la loro probabilità di accadimento e il loro impatto potenziale. Senza questo quadro, la gestione del rischio resta reattiva: si interviene dopo che qualcosa è già andato storto, invece che prima. Una valutazione strutturata serve esattamente a invertire questo ordine.
Le categorie di rischio nell’unità K9
Il fattore di rischio in un’unità cinofila non è mai uno solo. Si distribuisce su più livelli, che vanno analizzati separatamente perché rispondono a logiche diverse.
Rischio giuridico e di responsabilità
È il rischio che nasce quando l’impiego del cane supera i limiti di necessità e proporzionalità previsti dalla legge, in particolare nell’uso in funzione di coazione fisica. Coinvolge la responsabilità penale per eccesso colposo, la responsabilità civile oggettiva dell’articolo 2052 del codice civile, e nei casi più gravi il sequestro dell’animale. È un rischio che si riduce a monte, con la formazione dell’operatore sui limiti giuridici dell’intervento, non a valle, dopo che l’incidente è già avvenuto.
Rischio operativo e di idoneità del profilo
Nasce quando il profilo del cane non corrisponde al servizio richiesto: un soggetto addestrato al morso impiegato nel controllo del territorio, un cane dual purpose che non regge davvero entrambe le funzioni, un’unità che si ferma alla detection della sostanza senza saper gestire lo scenario operativo completo. È un rischio che si annida nella fase di progettazione del servizio, prima ancora che nell’addestramento.
Rischio legato alla certificazione e alla competenza
Un’unità che dichiara una competenza senza che questa sia stata verificata da un soggetto terzo e indipendente espone il committente a un rischio silenzioso, perché non emerge finché non arriva il momento in cui quella competenza viene messa alla prova. La certificazione secondo uno schema accreditato, conforme alla norma ISO/IEC 17024, è lo strumento che rende questo rischio misurabile invece che presunto.
Rischio per il benessere e la sicurezza del cane
Cicli di lavoro non rispettati, affaticamento, esposizione a stress fisico o sensoriale prolungato, come nel caso della protezione uditiva in ambienti ad alta rumorosità, degradano la prestazione dell’unità e, prima ancora, il benessere dell’animale. È un rischio che si mitiga con protocolli scritti su tempi di lavoro, riposo e recupero, non con la sola sensibilità del conduttore.
Rischio tecnologico e di dipendenza dai sistemi
Riguarda in particolare le unità che integrano strumentazione elettronica o che operano in affiancamento a sistemi robotici. Un collegamento radio o un dispositivo possono guastarsi, essere disturbati o risultare inaffidabili in un ambiente elettronicamente conteso. Il cane resta l’unico elemento del sistema che non dipende da un collegamento elettronico, ed è anche per questo che va sempre chiarito quale compito spetta alla tecnologia e quale resta, senza alternative, al binomio.
Rischio organizzativo e di dotazione
Nasce da una gestione carente dell’attrezzatura, non curata, non riordinata, non verificata prima del servizio. È un rischio silenzioso perché non riguarda la competenza tecnica dell’unità, ma la sua capacità di essere davvero operativa nel momento in cui serve.
Rischio di esposizione e comunicazione
Riguarda la pubblicità data all’unità, al suo nome, al suo volto, ai dettagli delle operazioni svolte. In alcuni contesti, in particolare nella detection antidroga, questo rischio ha una componente di sicurezza personale dell’unità stessa, e in altri casi una componente giuridica, quando l’unità ha operato come ausiliaria di polizia giudiziaria ed è soggetta al segreto istruttorio.
Come si conduce una valutazione del rischio
Una metodologia di gestione del rischio riconosciuta a livello internazionale, la norma ISO 31000, offre un processo applicabile anche al contesto delle unità cinofile, articolato in fasi successive.
- Identificazione. Elencare in modo sistematico tutti i fattori di rischio pertinenti al servizio specifico, nelle categorie descritte sopra, senza darne per scontata l’assenza.
- Analisi. Per ciascun fattore, stimare la probabilità che si verifichi e l’impatto che avrebbe se si verificasse, distinguendo i rischi che richiedono intervento immediato da quelli gestibili nel tempo.
- Trattamento. Scegliere per ciascun rischio una strategia: ridurlo con protocolli e formazione, trasferirlo con coperture assicurative, oppure accettarlo consapevolmente quando il costo del trattamento supera il beneficio, documentando sempre la scelta.
- Comunicazione. Portare a conoscenza di tutti gli operatori coinvolti, e quando pertinente del committente, i rischi identificati e le misure adottate, perché un rischio non comunicato resta un rischio non gestito da chi dovrebbe affrontarlo sul campo.
- Revisione periodica. Il quadro dei rischi non è statico. Cambia con il contesto operativo, con l’esperienza maturata, con l’evoluzione normativa, e va aggiornato con la stessa regolarità con cui si aggiorna l’addestramento.
La sintesi
Il fattore di rischio nell’unità K9 non si elimina. Si mappa, si misura, si tratta, e si rivede nel tempo. La differenza tra un’organizzazione professionale e una improvvisata non sta nell’assenza di rischi, che non esiste in nessun contesto operativo reale, ma nella capacità di sapere esattamente quali rischi si stanno correndo, perché li si è scelti consapevolmente, e non perché nessuno li aveva mai analizzati prima.
Francesco Piliego
Canine Security Advisor
Referente Tecnico Schema FCC.PCS.1121 K9 Detection
Cum canibus in futuro
Riferimenti normativi e tecnici
ISO 31000, Gestione del rischio, principi e linee guida, quale riferimento metodologico generale per i processi di identificazione, analisi e trattamento del rischio. ISO/IEC 17024:2012 e schema proprietario FCC.PCS.1121 K9 Detection presso Organismo di Certificazione accreditato. Articolo 2052 del codice civile e articoli 52, 53 e 55 del codice penale, per il rischio giuridico connesso all’impiego del cane in funzione di coazione. BS 8517-2:2016, Security dogs. Code of practice for the use of detection dogs. Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, per la sicurezza dell’operatore, e Legge 20 luglio 2004, n. 189, per la tutela del cane.
Il presente contributo ha finalità tecnica e divulgativa e non costituisce consulenza legale. La valutazione del rischio del caso concreto va sempre condotta con riferimento al contesto operativo specifico.