Olfatto e apprendimento del cane operativo stanno diventando, in modo sempre più concreto, grandezze misurabili. Non più solo materia di sensibilità ed esperienza del conduttore, ma dati che possono e devono entrare nel ciclo di vita professionale del cane, dalla selezione dei target in addestramento fino alla gestione dei soggetti più anziani. Due filoni di ricerca recenti lo mostrano con chiarezza.
Primo filone: misurare davvero le soglie olfattive
Il primo filone confronta e valida i metodi per misurare le soglie olfattive del cane, cioè il limite minimo di concentrazione a cui un odore viene effettivamente percepito. Non è un esercizio accademico. Capire quella soglia consente di selezionare, in fase di addestramento, i target realmente salienti e rilevabili per il cane, invece di procedere per abitudine o per prassi tramandata.
Uno studio ha confrontato diverse procedure per misurare queste soglie, individuando importanti differenze tra i metodi: la procedura a blocchi ha prodotto i valori di soglia più bassi, e i ricercatori hanno escluso, con appositi controlli, che il risultato fosse dovuto ad affaticamento o adattamento sensoriale del cane. Il metodo è stato inoltre validato su un composto di riferimento già ampiamente studiato in letteratura, l’acetato di amile, ottenendo un valore nella fascia bassa di quelli riportati da lavori precedenti. In sintesi: non tutti i metodi per misurare cosa un cane riesce davvero a percepire sono equivalenti, e scegliere il metodo giusto cambia il dato che se ne ricava, con conseguenze dirette su come si progetta un percorso di condizionamento.
Secondo filone: l’invecchiamento, un tema operativo delicato
Il secondo filone affronta un tema che nella gestione delle unità cinofile operative viene troppo spesso lasciato all’impressione soggettiva del conduttore: l’invecchiamento. Uno studio condotto su un campione di 65 cani dai cinque anni di età in su ha rilevato cali di prestazione olfattiva legati all’età, ma non in modo uniforme: solo in certe condizioni sperimentali, e con effetti differenziati a seconda del livello di addestramento del soggetto.
Un dato ancora più rilevante sul piano operativo è che l’età ha inciso anche sulla capacità dei cani di portare a termine l’intero compito assegnato, non solo sulla loro accuratezza olfattiva. Questo segnala la presenza di fattori non olfattivi, fisici o motivazionali, che si sommano al calo sensoriale e che vanno tenuti distinti da esso nella valutazione di un soggetto anziano.
Cosa cambia per chi gestisce binomi operativi
Per chi dirige un’unità cinofila, l’implicazione pratica è diretta: la valutazione e l’eventuale rotazione dei soggetti anziani va impostata su dati raccolti con metodo, non su impressioni accumulate nel tempo. Un cane che sembra rallentato potrebbe presentare un calo puramente olfattivo, un calo motivazionale, un limite fisico, o una combinazione delle tre cose, e ciascuna di queste situazioni richiede una risposta gestionale diversa: non tutte portano necessariamente al ritiro dal servizio, ma tutte richiedono di essere distinte con test appropriati, non assunte a colpo d’occhio.
Due filoni collaterali che completano il quadro
A questi due filoni principali si affiancano altre linee di ricerca che meritano attenzione da chi si occupa di formazione. Una riguarda come l’attivazione emotiva durante e dopo la sessione di addestramento incida sul consolidamento della memoria: il modo in cui un cane vive emotivamente l’apprendimento non è indifferente a quanto, e quanto stabilmente, quell’apprendimento verrà trattenuto. Un’altra riguarda come la variazione nei programmi di sessione, cioè come si struttura la sequenza e la distribuzione delle sessioni di addestramento nel tempo, influenzi sia l’acquisizione iniziale sia la ritenzione a lungo termine di una competenza olfattiva.
Il messaggio di fondo
Il messaggio di fondo, per chi dirige un’unità cinofila operativa, è che olfatto e apprendimento non sono più territori affidati solo all’intuito maturato sul campo. Sono, sempre di più, grandezze misurabili, con metodi validati e riproducibili. Questo non svaluta l’esperienza del conduttore, la colloca dentro un quadro di riferimento più solido: un’organizzazione che integra questi dati nel ciclo di vita professionale del cane, dalla selezione dei target di addestramento fino alla gestione della fine carriera operativa, prende decisioni più difendibili di una che si affida solo alla sensazione, per quanto esperta.
Francesco Piliego
Canine Security Advisor
Referente Tecnico Schema FCC.PCS.1121 K9 Detection
Cum canibus in futuro
Riferimenti scientifici
Lambert, C.T., Cupp, G.N., Kane, S.A., Medrano, A.C., Prada-Tiedemann, P.A., Aviles-Rosa, E.O., & Hall, N.J. (2026). Comparing and validating different methods for olfactory threshold measurement in dogs. Behavioural Processes, 236, 105343. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41605264/
Montgomery, L.I., Krichbaum, S., Katz, J.S., & Lazarowski, L. (2026). Evaluating effects of aging on dog olfactory performance. GeroScience, 48(1), 17–30. https://doi.org/10.1007/s11357-025-01905-1
U.S. Department of Homeland Security, Science and Technology Directorate. Detection Canine Program. https://www.dhs.gov/science-and-technology/detection-canine
Il presente contributo ha finalità tecnica e divulgativa e riporta i risultati degli studi citati nei limiti in cui sono stati formulati dagli autori, senza estenderne la portata oltre le condizioni sperimentali descritte.