C’è una domanda che negli ultimi mesi mi sento fare spesso.
“Ma chi te l’ha fatto fare?”
È una domanda che capisco perfettamente.
Perché per molti anni anch’io pensavo che il posto fisso fosse il traguardo. In fondo siamo cresciuti con questa idea. Studiare, trovare un lavoro stabile, costruire una carriera e cercare di mantenerla il più a lungo possibile.
Per tanti anni ho fatto esattamente questo.
Ho avuto la fortuna di svolgere un lavoro che mi ha dato molto. Mi ha insegnato disciplina, responsabilità, capacità di prendere decisioni e di lavorare sotto pressione. Mi ha fatto incontrare persone straordinarie e vivere esperienze che mi porterò dietro per tutta la vita.
Ma ad un certo punto ho iniziato a sentire che dentro di me stava succedendo qualcosa.
Non era insoddisfazione.
Non era nemmeno la voglia di cambiare lavoro.
Era qualcosa di diverso.
Avevo idee. Tante idee. Alcune buone.
Altre probabilmente meno.
Ma continuavo a pensare a come svilupparle, come trasformarle in progetti, come creare qualcosa che prima non esisteva.
E più passava il tempo, più capivo che il vero problema non era lasciare una carriera.
Il vero problema sarebbe stato restare e convivere per sempre con il dubbio di non averci provato.
Oggi vedo tante persone che parlano di libertà. Personalmente non credo che l’imprenditoria abbia molto a che fare con la libertà. Anzi. Credo che fare impresa significhi assumersi molte più responsabilità di quelle che si avevano prima.
Quando hai un posto fisso hai delle responsabilità.
Quando costruisci un’impresa hai anche quelle di tutte le persone che lavorano con te.
Hai clienti. Hai fornitori. Hai famiglie che contano sulle decisioni che prendi.Hai investimenti da fare. Hai problemi da risolvere. Hai errori da pagare.
E soprattutto non hai nessuno a cui passare la palla quando le cose si complicano.
Eppure c’è una cosa che mi affascina profondamente.
Costruire.
Mi piace vedere nascere un’idea, mi piace trasformarla in un progetto, mi piace creare qualcosa che prima non esisteva, mi piace vedere persone che crescono professionalmente, mi piace costruire opportunità.
Forse è proprio questo il motivo per cui ho deciso di intraprendere questa strada.
Non perché cercassi qualcosa di più semplice, ma perché cercavo qualcosa che sentissi davvero mio.
Questa newsletter nasce per questo.
Non per raccontare successi. Quelli si vedono già sui social.
Nasce per raccontare quello che normalmente non si vede: Le decisioni, i dubbi, le intuizioni, gli errori, le persone, le difficoltà, ma soprattutto il percorso.
Perché oggi vediamo spesso il risultato finale delle cose, ma raramente vediamo cosa c’è stato prima.
Io invece voglio raccontare proprio quella parte lì, quella che normalmente resta dietro le quinte.
Negli anni ho capito una cosa: le persone parlano molto di successo, io credo molto di più nella costruzione. Perché il successo può arrivare oppure no, la costruzione invece dipende da noi, dipende dalle decisioni che prendiamo ogni giorno, dalla capacità di avere una visione quando gli altri ancora non la vedono, dalla volontà di continuare anche quando i risultati non arrivano subito.
Tutto quello che oggi ammiriamo è stato prima un’idea nella testa di qualcuno.
Per questo continuo a credere che costruire sia una delle cose più belle che una persona possa fare.

Ho lasciato una carriera sicura per costruire qualcosa di mio.
In questa newsletter racconto il dietro le quinte dell’imprenditoria reale: decisioni, errori, leadership, crescita personale, gestione delle persone, sviluppo del business e tutto ciò che nessuno vede quando osserva solo il risultato finale.
Non troverai formule magiche, troverai esperienze vissute sul campo.
Da uomo, professionista e imprenditore ancora in costruzione.