Sicurezza, unità cinofile e responsabilità: perché il modello sportivo non può sostituire quello professionale

Unità cinofile, narcotici e responsabilità

Negli ultimi anni in Italia sta accadendo qualcosa che merita una riflessione seria.

Sempre più spesso si vedono servizi di ricerca narcotici o attività cinofile presentate come supporto alla sicurezza o addirittura in ausilio alle attività di Polizia Giudiziaria, svolte attraverso associazioni sportive dilettantistiche.

È necessario dirlo con chiarezza: non è una questione di simpatia o antipatia verso il mondo sportivo. È una questione di responsabilità, normativa e sicurezza.

Perché il punto è uno solo: la sicurezza non è uno sport.

Lo sport cinofilo è una cosa. La sicurezza è un’altra.

La cinofilia sportiva ha un valore enorme. Ha contribuito alla diffusione della cultura cinofila, alla crescita di migliaia di appassionati e alla formazione di ottimi tecnici.

Ma lo sport non è sicurezza operativa.

La preparazione sportiva non è preparazione operativa. La formazione sportiva non è formazione tecnico/professionale, è formazione specialistica sportiva. La competizione sportiva non è un servizio di sicurezza, e il servizio non è 4 bidoni messi in terra.

Quando si parla di:

  • rilevamento narcotici
  • attività di prevenzione
  • servizi per enti pubblici
  • attività in ausilio alla Polizia Giudiziaria

non siamo più nel mondo dello sport, siamo nel mondo della sicurezza.

E la sicurezza richiede strutture, responsabilità e regole completamente diverse.

Il tema vero: responsabilità e tracciabilità

Quando una Pubblica Amministrazione affida un servizio, la normativa italiana prevede controlli precisi.

Tra questi:

  • verifica tramite ANAC
  • DURC regolare
  • tracciabilità dei pagamenti
  • requisiti amministrativi e fiscali
  • responsabilità contrattuali
  • coperture assicurative
  • requisiti professionali dimostrabili.

Questo sistema serve a garantire una cosa semplice: che chi eroga un servizio pubblico sia un operatore economico verificabile.

Le associazioni sportive dilettantistiche operano invece sotto una normativa completamente diversa, costruita per l’attività sportiva e non per l’erogazione di servizi professionali di sicurezza.

Questo non significa che le associazioni sportive non siano regolari. Significa semplicemente che sono regolamentate per fare sport, non per svolgere attività di sicurezza.

Il problema che si sta creando nel mercato

C’è poi un altro elemento che non può essere ignorato.

Le associazioni sportive hanno un regime amministrativo e fiscale molto più leggero rispetto alle aziende.

Questo comporta:

  • meno adempimenti
  • meno costi strutturali
  • meno obblighi amministrativi.

Il risultato è inevitabile.

Quando queste realtà entrano nel mercato dei servizi operativi si crea una distorsione della concorrenza.

Perché chi opera come azienda deve sostenere:

  • costi contributivi
  • costi assicurativi
  • costi amministrativi
  • costi di compliance normativa
  • responsabilità civili e penali molto più rilevanti.

Tutto questo incide inevitabilmente sulla tariffazione oraria dei servizi.

Quando invece il servizio viene proposto attraverso strutture sportive, i costi sono inferiori e le tariffe scendono drasticamente.

Il risultato?

Un abbassamento artificiale del valore economico del servizio, che crea una concorrenza squilibrata. E questo accade in un settore dove, in altri ambiti della sicurezza, i parametri minimi sono già regolamentati per legge. Basti pensare alla vigilanza privata.

Il vero vulnus normativo italiano

Il problema non è lo sport.

Il problema è la mancanza di una regolamentazione chiara del settore cinofilo professionale.

Oggi in Italia manca ancora una distinzione netta tra cinofilia sportiva e cinofilia professionale operativa.

Due mondi completamente diversi.

Uno nasce per la passione e la competizione. L’altro nasce per operare in sistemi di sicurezza complessi, dove entrano in gioco:

  • responsabilità giuridiche
  • procedure operative
  • coordinamento con le istituzioni
  • protocolli di sicurezza.

In questi contesti il cane non è un atleta sportivo.

È un sensore biologico altamente specializzato, inserito in un sistema operativo che richiede procedure, formazione continua e standard verificabili. Le unità cinofile operative non sono spettacolo, sono strumenti di sicurezza e come tutti gli strumenti di sicurezza devono essere regolamentati, certificati e controllati.

La direzione che il settore dovrebbe prendere

Se vogliamo davvero sviluppare questo settore in modo serio dobbiamo affrontare il tema senza ipocrisie.

Serve una regolamentazione chiara che definisca:

  • requisiti delle aziende che erogano servizi cinofili operativi
  • certificazione delle unità cinofile
  • formazione professionale dei conduttori
  • protocolli operativi standardizzati
  • responsabilità giuridiche e assicurative.

Perché il rischio, altrimenti, è quello che già stiamo vedendo:

un settore che potrebbe diventare strategico per la sicurezza del Paese che invece si muove in una zona grigia normativa.


Una domanda che dovremmo porci tutti

Quando si parla di sicurezza, la domanda non dovrebbe essere quanto costa un servizio.

La domanda dovrebbe essere: chi è realmente qualificato per farlo?

Perché nel mondo della sicurezza una cosa è certa. L’improvvisazione può costare molto più di qualsiasi tariffa.

K9 Secure Service è un partner tecnico qualificato a supporto delle Forze di Polizia e degli Enti di sicurezza, fornendo unità cinofile addestrate, certificate e operative secondo criteri di efficienza, etica e professionalità. Forniamo Consulenze specializzate per la creazione e la gestione di Reparti Cinofili affiancando i Vostri Responsabili ed Operatori nello sviluppo e nella gestione delle Unità Operative.

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