
Uno standard può descrivere con precisione come preparare e valutare un’unità cinofila. Può stabilire quali prove documentare e quali condizioni considerare. Resta però una domanda decisiva: chi controlla che il binomio impiegato sul campo lavori davvero secondo quei criteri? Nel settore della detection, la distanza tra documento e pratica è una questione operativa, non soltanto formale.
Due vicende del 2026 rendono il problema evidente. Negli Stati Uniti una ricerca sugli handler antiesplosivo ha misurato una conoscenza limitata degli organismi e delle linee guida di riferimento. In Europa, nel frattempo, gli esperti ECAC stanno lavorando su requisiti più esigenti e strumenti per controllarne l’applicazione. Le due vicende non descrivono lo stesso sistema giuridico, ma pongono la stessa domanda anche all’Italia: che valore ha uno standard se il committente non ne verifica l’uso reale?
Il dato statunitense: la regola esiste, la conoscenza non è scontata
Lo studio di Sucher, Prada-Tiedemann e colleghi, pubblicato online nell’agosto 2026 su Forensic Science International: Synergy, ha raccolto 102 risposte uniche a un questionario; 62 partecipanti lo hanno completato e i rispondenti che hanno indicato lo Stato provenivano da 29 Stati USA. Tra coloro che hanno risposto alle relative domande, il 69% dichiarava di non conoscere il sottocomitato Dogs and Sensors dell’OSAC e il 65% di non conoscerne gli standard. Il 31% riferiva l’uso di linee guida formative elaborate da un organismo nazionale o di certificazione.
Quest’ultimo dato non va trasformato nell’affermazione che il 31% applicasse specificamente la ANSI/ASB 092: il quesito riguardava una categoria più ampia di linee guida. La ricerca è inoltre basata su partecipazione volontaria e non misura l’intera popolazione degli handler americani. Proprio con questi limiti, il risultato è istruttivo: pubblicare uno standard non garantisce che arrivi a chi deve utilizzarlo o che venga tradotto in addestramento, valutazione e registri.
La ANSI/ASB 092 riguarda la formazione e la certificazione dei binomi per la detection di esplosivi. La sua esistenza offre un riferimento tecnico; la competenza quotidiana richiede anche accesso ai materiali, tempo di mantenimento, prove pertinenti e responsabili che controllino gli esiti. Gli handler intervistati descrivono infatti difficoltà di risorse, scenari realistici e trasferimento della ricerca scientifica nella pratica.
ECAC: requisiti in evoluzione e strumenti di controllo
Sul fronte europeo, l’ECAC ha riferito nel febbraio 2026 che il gruppo di esperti sui cani antiesplosivo stava esaminando l’ampliamento degli esplosivi da rilevare e l’attuazione di requisiti di prestazione rafforzati. La capacità di rilevare dispositivi incendiari era stata proposta all’esame degli Stati membri. Si discuteva inoltre l’aggiornamento delle indicazioni per l’ispezione dei veicoli.
Un aggiornamento ECAC pubblicato a luglio parla di una guida per gli auditor nazionali e di una bozza sulla ricerca cinofila dei veicoli, comprensiva di elementi di certificazione, approvazione e metodo di ricerca. Un’altra comunicazione segnala l’avvio di un filone di lavoro sui dispositivi incendiari improvvisati. Sono sviluppi rilevanti per la sicurezza dell’aviazione. Non autorizzano, però, a presentare tutte queste proposte come obblighi già entrati in vigore nel Doc 30, né a trasferirle automaticamente a qualunque servizio cinofilo italiano.
Il messaggio operativo è comunque netto: mentre i requisiti si aggiornano, cresce anche l’attenzione a come le organizzazioni ne controllano l’applicazione. Scrivere meglio una regola e costruire un sistema di verifica sono attività complementari.
Il rischio italiano è un capitolato che non guida la verifica
Nel mercato italiano un capitolato può chiedere genericamente un’unità “certificata” o un operatore “qualificato”, senza precisare quale competenza debba essere dimostrata per il servizio richiesto. Può anche citare uno standard internazionale senza definire chi ne controllerà l’applicazione, con quale frequenza e su quali documenti. In entrambi i casi, la formula scritta rischia di non cambiare il lavoro svolto.
Per un servizio antiesplosivo occorre distinguere, ad esempio, ricerca su veicoli, bagagli, edifici o altre aree. Cambiano scenari, target, distrattori e modalità di verifica. Il riferimento ECAC può essere pertinente in uno specifico contesto di sicurezza dell’aviazione; fuori da quel perimetro va valutato per ciò che offre come criterio tecnico, senza attribuirgli una forza normativa che non è stata accertata per quel contratto.
Un ente pubblico, una forza dell’ordine locale o un’azienda di sicurezza dovrebbero quindi chiedere al fornitore una matrice semplice: requisito richiesto, procedura adottata, evidenza disponibile, responsabile del controllo e data dell’ultima verifica. La capacità dichiarata deve corrispondere al binomio che sarà effettivamente impiegato, non soltanto alla reputazione dell’organizzazione.
Dalla citazione dello standard alla prova sul campo
La verifica comincia dai documenti: identità di cane e conduttore, formazione pertinente, programma di mantenimento, registri delle sessioni, materiali utilizzati, esiti delle prove periodiche e azioni correttive. Prosegue osservando almeno una prova coerente con il servizio acquistato, con criteri stabiliti prima dell’esercizio e ricerche nelle quali il target può essere assente. Dove appropriato, il conduttore non deve conoscere la collocazione del target.
Il controllo deve continuare durante il contratto. Un cambio di handler, una lunga sospensione dell’attività o una prova non superata richiedono una nuova valutazione dell’idoneità. Registrare anche gli errori permette di capire se il fornitore li riconosce e li corregge. Un fascicolo perfetto, nel quale ogni sessione termina sempre con un successo, non è automaticamente una prova più convincente.
La responsabilità finale della verifica deve appartenere a chi commissiona e autorizza il servizio. Il fornitore deve produrre evidenze complete e veritiere; un valutatore competente e, quando necessario, indipendente deve saperle esaminare. Ma è il committente che definisce i requisiti, controlla l’esecuzione e decide se la prestazione documentata soddisfa il bisogno di sicurezza. Se questa responsabilità resta senza titolare, lo standard rimane una citazione nel capitolato.
Francesco Piliego
Canine Security Advisor
Referente Tecnico Schema FCC.PCS.1121 K9 Detection
Cum canibus in futuro
Riferimenti
- Sucher e colleghi, Insights from the field: Evaluating handler feedback on training practices and standards on canine detection testing, Forensic Science International: Synergy, 2026.
- ECAC, First meeting of explosive detection dogs experts in 2026, 26 febbraio 2026.
- ECAC, New tools to support oversight of explosive detection dogs operations, 6 luglio 2026.
- ECAC, aggiornamento sul filone di lavoro relativo ai dispositivi incendiari improvvisati, 6 luglio 2026.
Questo articolo ha finalità divulgative e di analisi professionale. Non costituisce una norma, non attribuisce valore vincolante ai criteri proposti e non sostituisce le disposizioni applicabili né i protocolli adottati dalle organizzazioni competenti.
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