IL CINOFILO OPERATIVO IN EUROPA: PERCHÉ L’ITALIA È ANCORA INDIETRO?

Cosa ci insegna un semplice annuncio di lavoro pubblicato nel Regno Unito

Mi sono imbattuto in un annuncio di ricerca personale per un Team K9 operativo nell’area di Sunderland, nel Regno Unito.

A prima vista sembrava uno dei tanti annunci che circolano sui gruppi professionali del settore.

In realtà, leggendo attentamente i requisiti richiesti, emerge una fotografia molto chiara di come alcuni Paesi europei abbiano sviluppato una cultura professionale delle Unità Cinofile che, in molti aspetti, appare ancora distante dalla realtà italiana.

L’annuncio richiedeva infatti:

  • Licenza professionale SIA;
  • Certificazione NASDU o equivalente;
  • Conformità allo standard BS8517;
  • Assicurazione professionale;
  • Attività autonoma regolarmente registrata;
  • Veicolo proprio;
  • Divieto di subappalto.

Ma il punto più interessante non è l’elenco dei requisiti.

Il punto è ciò che questi requisiti rappresentano.

Il cane non è il centro del sistema

Molto spesso nel nostro settore si parla di:

  • razze;
  • addestramento;
  • tecniche;
  • certificazioni;
  • prove operative.

Tutti aspetti importanti.

Ma nei sistemi più evoluti il focus non è il cane.

Il focus è il sistema.

Nel modello britannico il cane rappresenta un asset operativo inserito all’interno di un’organizzazione che deve rispettare standard, procedure, controlli, audit e requisiti professionali.

Il valore non è determinato soltanto dalla qualità del binomio.

È determinato dalla qualità dell’intero sistema che governa quel binomio.

La cultura della professionalità

Nel Regno Unito non basta avere un cane addestrato.

Non basta neppure aver frequentato un corso.

Per operare professionalmente occorre dimostrare:

  • competenze;
  • formazione;
  • assicurazione;
  • tracciabilità;
  • conformità agli standard.

Ogni attività deve essere documentata.

Ogni servizio deve essere verificabile.

Ogni operatore deve essere identificabile.

Questo approccio è molto più vicino al Security Management che al tradizionale concetto cinofilo.

E in Italia?

L’Italia dispone di professionisti straordinari.

Molti operatori italiani lavorano a livelli tecnici assolutamente comparabili a quelli dei migliori team europei.

Il problema non è la qualità delle persone.

Il problema è il sistema.

Ancora oggi il settore soffre di una forte frammentazione.

Esistono:

  • standard differenti;
  • percorsi formativi differenti;
  • modelli operativi differenti;
  • criteri di valutazione differenti.

Spesso il committente non dispone degli strumenti per comprendere la reale differenza tra un servizio professionale e uno improvvisato.

La mancanza di una cultura della governance

Uno degli aspetti che più colpiscono osservando il mercato internazionale è l’attenzione dedicata alla governance.

Procedure.

Manuali.

Audit.

Risk Assessment.

Indicatori di prestazione.

Formazione continua.

Nel settore cinofilo italiano questi temi sono ancora affrontati raramente.

Si investe molto sull’addestramento.

Molto meno sulla costruzione di sistemi organizzativi in grado di garantire continuità, qualità e misurabilità del servizio.

Il futuro delle Unità Cinofile

Credo che il futuro del settore non appartenga necessariamente a chi possiede il cane migliore.

Appartenga piuttosto alle organizzazioni capaci di costruire sistemi.

Sistemi che integrino:

  • persone;
  • cani;
  • procedure;
  • tecnologia;
  • standard;
  • controlli.

Le Unità Cinofile non possono più essere considerate semplicemente un servizio specialistico.

Devono diventare parte integrante delle strategie di sicurezza pubblica e privata.

Una riflessione per il settore

L’annuncio britannico che ho analizzato non cercava semplicemente un conduttore cinofilo.

Cercava un professionista inserito in un sistema strutturato.

È probabilmente questa la differenza più grande tra molti mercati europei e il nostro.

Non la qualità dei cani.

Non la qualità dei conduttori.

Ma la qualità dell’organizzazione che sta dietro al servizio.

Ed è proprio su questo terreno che il settore italiano dovrà continuare ad evolversi nei prossimi anni.

Perché il vero salto di qualità non sarà addestrare cani sempre migliori.

Sarà costruire sistemi sempre migliori.

Francesco Piliego

Ex Specialista Cinofilo Antiesplosivo della Polizia di Stato

CEO FP GROUP SRL | K9 Secure Service

Consulente per la Sicurezza | Formatore | K9 Detection Specialist

📩 Per informazioni sui percorsi formativi e sui progetti dedicati a Polizie Locali, Enti Pubblici e Istituti di Vigilanza: info@k9secure.com 🌐www.k9secure.com

K9 Secure Service, società del gruppo FP GROUP SRL, sviluppa sistemi integrati di sicurezza e modelli operativi per l’impiego professionale delle Unità Cinofile in ambito pubblico e privato, con particolare attenzione a governance, standard operativi, formazione specialistica e Security Management.

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