
Addestramento olfattivo, sicurezza operativa e tecnologia nella prima fase di un crollo strutturale
Articolo professionale a cura di Francesco Piliego
Quando un edificio crolla, la prima esigenza è localizzare le persone senza aggiungere rischi per chi è intrappolato e per i soccorritori. Droni, geofoni, telecamere e sensori sono risorse preziose, ma nessuno strumento restituisce da solo una mappa completa di un ambiente deformato, instabile e pieno di ostacoli. Il binomio cinofilo conserva una funzione specifica: cercare rapidamente tracce di odore umano, seguire le variazioni del flusso d’aria e segnalare un’area da verificare. Capire questa funzione significa parlare di ricerca e soccorso in termini operativi, senza celebrare il cane come un eroe infallibile e senza attribuire alla tecnologia capacità che non possiede in ogni scenario.
Che cosa cerca davvero il cane in un crollo
Un cane da ricerca non vede attraverso il calcestruzzo e non determina da solo le condizioni cliniche di una persona. Lavora sulle molecole odorose che possono uscire da fessure, cavità e vie di ventilazione. La loro provenienza non coincide sempre con la posizione della vittima: correnti d’aria, temperatura, polveri, materiali e geometria dei vuoti possono spostare il punto in cui l’odore è percepibile. Per questo il conduttore deve interpretare il comportamento del cane, leggere la scena e comunicare una segnalazione con precisione, senza trasformarla automaticamente in una localizzazione definitiva.
Il vantaggio operativo è la ricerca dinamica. Nei settori dichiarati accessibili e sicuri dalla direzione delle operazioni, il binomio può coprire rapidamente più punti di emissione odorosa e orientare le squadre verso aree che meritano controlli approfonditi. Può percepire un effluvio proveniente da un vuoto che una telecamera non riesce ancora a raggiungere. Questo non autorizza a far entrare il cane in cavità o su superfici non valutate: la sicurezza strutturale e la tutela del cane restano condizioni dell’impiego.
Come si costruisce un binomio affidabile
Un contenuto pubblicato da Adiestramiento Valencia, realtà formativa spagnola legata a Javier Cano, presenta un percorso articolato. La selezione iniziale riguarda motivazione al lavoro, equilibrio, socialità e resistenza agli stimoli ambientali. Seguono esercizi di discriminazione dell’odore umano rispetto a distrattori, lavoro su superfici instabili, passaggi confinati e un sistema di segnalazione riconoscibile dal conduttore. Sono elementi utili come traccia metodologica; non equivalgono, da soli, a una prova di idoneità operativa per qualunque crollo.
La discriminazione va costruita con nascondigli variati, figuranti diversi e odori di disturbo realistici. Il cane deve cercare una persona senza farsi guidare da cibo, attrezzature o abitudini del campo prova. Sulle macerie si procede per gradi: appoggi incerti, rumori, dislivelli e spazi stretti vengono introdotti senza compromettere fiducia e sicurezza. La segnalazione, spesso un abbaio sostenuto nella ricerca di persone vive, deve risultare chiara anche quando il conduttore non vede direttamente il punto d’interesse. Sistemi diversi possono essere appropriati in specialità e scenari diversi; ciò che conta è che il comportamento sia definito, stabile e verificato.
Il passaggio decisivo è provare il binomio in scenari nuovi, con valutazioni che limitino gli indizi involontari forniti dal conduttore. Una buona esercitazione non dimostra soltanto che il cane trova il figurante: documenta anche ricerche senza target, segnalazioni errate, tempi, condizioni ambientali e capacità di interrompere il lavoro quando la sicurezza lo richiede.
Dove la tecnologia aggiunge informazioni
Il drone consente una ricognizione esterna e aiuta a riconoscere accessi, instabilità visibili e priorità logistiche. La telecamera da ricerca esplora un’intercapedine quando esiste un varco idoneo; il geofono può rilevare suoni o vibrazioni prodotti da una persona, purché le condizioni permettano di distinguere il segnale dal rumore. La termocamera può essere utile sulle superfici esposte, ma non vede automaticamente attraverso uno spesso strato di detriti. Ogni strumento risponde a una domanda diversa e ha limiti legati all’accesso fisico, alla geometria del crollo e alle interferenze.
La sequenza efficace è coordinata. Una ricognizione tecnica delimita le zone accessibili; il cane cerca e segnala; sensori e telecamere aiutano a precisare la posizione; gli specialisti valutano stabilizzazione ed estricazione. L’ordine può cambiare con la scena e con le indicazioni del comando delle operazioni. Una segnalazione cinofila può orientare un approfondimento, così come una ripresa o un rumore sospetto possono indicare dove impiegare il cane. Il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco descrive infatti le unità cinofile come parte delle squadre USAR, insieme alle capacità di ricerca tecnica e soccorso.
La riflessione che faccio sempre: sviluppare le competenze olfattive
Nella ricerca persone ritorno spesso su un punto: il patrimonio naturale del cane non basta. Bisogna implementarne le competenze attraverso programmi olfattivi strutturati, progressivi e verificabili. È il lavoro che già facciamo: variare i campioni umani, le condizioni di emissione e i distrattori, registrare come cambia la risposta del binomio e usare i report per correggere il programma. I report che abbiamo prodotto sono importanti proprio perché rendono leggibile il percorso; non autorizzano a promettere risultati identici in ogni emergenza.
Un programma serio distingue acquisizione, generalizzazione e mantenimento. Controlla la qualità della segnalazione, l’autonomia della ricerca, la risposta in assenza di target e il recupero fisico del cane. Prevede pause, tutela sanitaria e criteri di sospensione. L’obiettivo non è ottenere un animale che lavori sempre più a lungo, ma un binomio capace di offrire informazioni affidabili quando il tempo è poco e gli errori hanno conseguenze concrete.
Che cosa dovrebbe cambiare nella comunicazione italiana
In Italia i Vigili del Fuoco e le organizzazioni di soccorso impiegano da tempo unità cinofile; esistono formazione, esercitazioni e verifiche. Eppure, nel racconto pubblico il cane compare spesso solo nella fotografia del ritrovamento, mentre il lavoro tecnico precedente resta invisibile. Sarebbe più utile spiegare come si valuta l’accessibilità della zona, quale domanda viene affidata al cane, come viene registrata una segnalazione e quali strumenti la confermano. Anche gli esiti negativi e le incertezze meritano una descrizione onesta: una zona non segnalata non diventa automaticamente una zona priva di persone.
La mia posizione è netta. Nella prima fase di un’emergenza, un binomio ben addestrato e inserito in una squadra coordinata resta una risorsa essenziale per orientare rapidamente la ricerca. La tecnologia ne amplia la capacità di verifica e aiuta a operare con maggiore sicurezza; la qualità del binomio dipende da programmi olfattivi documentati e controllati nel tempo. È questa competenza, non la retorica del cane “eroe”, che dobbiamo rendere visibile e continuare a sviluppare.
Riferimenti
- Adiestramiento Valencia, “Perros de Búsqueda y Rescate: Adiestramiento para Detección y Salvamento de Víctimas”, 7 settembre 2026.
- Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, “Cinofili” e “Soccorso”.
- INSARAG, Guidelines, Vol. III, sezioni sulla ricerca cinofila e tecnica.
Questo articolo ha finalità divulgative e di analisi professionale. Non costituisce una fonte normativa, non introduce requisiti obbligatori e non sostituisce leggi, procedure di soccorso, valutazioni strutturali o indicazioni del comando operativo nel caso concreto.
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