Nella sicurezza non basta essere cinofili: servono operatori di sicurezza con il cane

Continuo a vedere servizi di sicurezza nei quali viene presentato un cinofilo accompagnato da un cane, invece di un operatore di sicurezza capace di impiegare professionalmente un’unità K9.

La differenza può sembrare soltanto terminologica, ma non lo è. Riguarda il modo in cui viene interpretato il servizio, il livello di preparazione dell’operatore e la qualità della sicurezza fornita al cliente.

La passione per il cane, l’esperienza nell’addestramento e la capacità di gestire l’animale sono competenze importanti. Tuttavia, quando il binomio viene inserito in un servizio di sicurezza, queste competenze devono integrarsi in una preparazione professionale molto più ampia.

Il cane non trasforma automaticamente un cinofilo in un operatore di sicurezza. È l’operatore, attraverso competenza, metodo e consapevolezza del proprio ruolo, a trasformare il cane in un asset specializzato all’interno di un dispositivo di sicurezza.

Il problema nasce dalla definizione del ruolo

Un cinofilo può conoscere molto bene il comportamento del cane, le tecniche di addestramento e la gestione della relazione. Un operatore di sicurezza deve comprendere anche lo scenario nel quale interviene, gli obiettivi del servizio, i limiti del proprio incarico e le procedure da seguire.

Deve sapere osservare l’ambiente, riconoscere anomalie, valutare vulnerabilità, comunicare correttamente e coordinarsi con gli altri soggetti presenti. Deve conoscere la catena di responsabilità e capire come comportarsi quando il cane manifesta una risposta o quando si verifica un evento imprevisto.

La componente cinofila è quindi una specializzazione inserita all’interno di una professionalità più estesa. Quando questa gerarchia viene capovolta, il servizio rischia di concentrarsi quasi esclusivamente sul cane e di perdere di vista la finalità per la quale il binomio è stato impiegato.

Il cliente non acquista la presenza di un cane

Il cliente non dovrebbe acquistare semplicemente un cane accompagnato da una persona. Acquista una capacità di prevenzione, controllo, deterrenza o rilevamento inserita in uno specifico contesto.

La presenza del cane può avere un forte impatto visivo e comunicativo, ma l’immagine non coincide con la prestazione. Una pettorina, un veicolo allestito e una determinata presentazione estetica non dimostrano che il team sappia interpretare correttamente una situazione di sicurezza.

Il valore reale del servizio dipende da ciò che il binomio è capace di fare, da come opera e da come la sua attività si integra con le procedure del committente. Un’unità K9 non dovrebbe essere un elemento isolato aggiunto a un servizio già esistente. Dovrebbe avere una funzione definita, obiettivi verificabili e modalità d’impiego coerenti con il rischio da affrontare.

Saper condurre il cane non significa saper gestire un servizio

La conduzione rappresenta soltanto una parte del lavoro. Un operatore deve sapere come prepararsi prima dell’impiego, quali informazioni raccogliere, quali aree controllare e secondo quale priorità. Deve comprendere le caratteristiche del sito, i flussi di persone e mezzi, i punti vulnerabili e le possibili interferenze.

Durante l’attività deve osservare contemporaneamente il cane e l’ambiente. Deve distinguere una variazione comportamentale significativa da un comportamento privo di valore operativo, evitando sia di ignorare un’informazione importante sia di attribuire significato a ogni movimento dell’animale.

Dopo un’eventuale segnalazione deve sapere cosa fare. La risposta non può esaurirsi nella conferma del cane. Occorre applicare procedure coerenti con il servizio, preservare la sicurezza delle persone, comunicare in modo preciso e coinvolgere chi possiede competenze e responsabilità necessarie.

La qualità del cane non corregge le carenze dell’operatore

Nel settore cinofilo si tende spesso a concentrare l’attenzione sulle qualità dell’animale: motivazione, stabilità, capacità di ricerca, sicurezza ambientale e qualità della risposta. Sono aspetti fondamentali, ma non compensano le carenze del conduttore.

Un cane preparato può essere penalizzato da una ricerca organizzata male, da indicazioni incoerenti, da una lettura superficiale del comportamento o da un impiego diverso da quello per il quale è stato formato. Anche un risultato tecnicamente corretto può perdere valore se l’operatore non sa comunicarlo, contestualizzarlo e gestirne le conseguenze.

La prestazione deve quindi essere valutata sul team, non soltanto sul cane.

Conoscere i limiti dello strumento

La professionalità si misura anche nella capacità di riconoscere ciò che il cane può fare e ciò che non può dimostrare.

Una segnalazione non identifica automaticamente una sostanza, non ricostruisce l’origine dell’odore e non sostituisce le verifiche previste dalle procedure. Allo stesso modo, l’assenza di risposta non permette di dichiarare in modo assoluto che un’area sia priva di minacce.

Il risultato dipende da preparazione del team, caratteristiche del target, quantità, contenimento, movimento dell’aria, contaminazione, tempo disponibile e condizioni ambientali. Un operatore formato presenta il cane come uno strumento specialistico con capacità elevate, ma non infallibile. Evita promesse non dimostrabili e utilizza il risultato all’interno di un processo decisionale più ampio.

La sicurezza richiede una visione di sistema

La cinofilia tende naturalmente a concentrare l’attenzione sul rapporto tra cane e conduttore. La sicurezza obbliga ad allargare lo sguardo.

Il team deve essere inserito in una struttura nella quale siano definiti ruoli, responsabilità, comunicazioni, procedure e criteri d’intervento. Deve sapere con chi coordinarsi, quali informazioni trasmettere e quali azioni non gli competono.

Un operatore di sicurezza con il cane comprende di essere parte di questo sistema. Non lavora per mostrare le capacità dell’animale, ma per contribuire a un obiettivo operativo.

Addestramento e formazione professionale non coincidono

L’addestramento prepara il cane e costruisce le competenze del binomio. La formazione professionale prepara la persona a interpretare il proprio ruolo.

Un programma serio dovrebbe affrontare entrambe le dimensioni. Non è sufficiente che il cane trovi un target in un’esercitazione. Bisogna verificare se il conduttore sa organizzare la ricerca, osservare l’ambiente, riconoscere la risposta, prendere decisioni coerenti e riferire correttamente l’esito.

La valutazione dovrebbe riguardare l’intero processo, dal briefing iniziale fino alla gestione di ciò che accade dopo la ricerca.

Il rischio di abbassare gli standard

Quando il mercato considera sufficiente la presenza di un cinofilo con un cane, il livello generale del servizio si abbassa. Il cliente può ricevere una prestazione diversa da quella che ritiene di aver acquistato. La qualità diventa difficile da confrontare e la selezione dei fornitori rischia di basarsi sul prezzo, sull’immagine o su qualifiche che descrivono soltanto una parte delle competenze necessarie.

Questo danneggia anche i professionisti preparati, perché rende apparentemente equivalenti servizi costruiti con criteri molto diversi. Il risultato è una confusione tra attività cinofila e servizio di sicurezza.

Prima operatori, poi specialisti K9

Non si tratta di ridurre il valore delle competenze cinofile. Significa collocarle nel ruolo corretto e attribuire loro una responsabilità professionale maggiore.

Un operatore di sicurezza con il cane deve conoscere l’animale, saperlo gestire e mantenerne la preparazione. Ma deve anche comprendere la sicurezza, il rischio, lo scenario e le conseguenze delle proprie decisioni.

Il cane è un asset specializzato. Il conduttore è il professionista responsabile del suo impiego.

Finché continueremo a presentare semplicemente cinofili nella sicurezza, invece di formare operatori di sicurezza specializzati nell’impiego del cane, continueremo ad abbassare la qualità del servizio e gli standard offerti al cliente.

La domanda che lascio ai committenti è semplice: state acquistando la presenza di un cane oppure una reale capacità operativa inserita nel vostro sistema di sicurezza?

Francesco Piliego

Francesco Piliego è Canine Security Advisor, specialista EDD, formatore ed esperto in detection. È CEO di FP GROUP SRL, azienda specializzata in servizi cinofili professionali per la sicurezza, la difesa e l’ambiente. Ex specialista delle unità cinofile antiesplosivo della Polizia di Stato, svolge attività di formazione e divulgazione attraverso podcast su Spotify ed è autore e proprietario del canale YouTube @francescopiliegoreal, che ha superato le 100.000 visualizzazioni.

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