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Perché ho lasciato il posto fisso

Ho avuto la fortuna di svolgere un lavoro che mi ha dato molto. Mi ha insegnato disciplina, responsabilità, capacità di prendere decisioni e di lavorare sotto pressione. Mi ha fatto incontrare persone straordinarie e vivere esperienze che mi porterò dietro per tutta la vita.
Ma ad un certo punto ho iniziato a sentire che dentro di me stava succedendo qualcosa.

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Sicurezza, unità cinofile e responsabilità: perché il modello sportivo non può sostituire quello professionale

Negli ultimi anni in Italia sta accadendo qualcosa che merita una riflessione seria.
Sempre più spesso si vedono servizi di ricerca narcotici o attività cinofile presentate come supporto alla sicurezza o addirittura in ausilio alle attività di Polizia Giudiziaria, svolte attraverso associazioni sportive dilettantistiche.

È necessario dirlo con chiarezza: non è una questione di simpatia o antipatia verso il mondo sportivo. È una questione di responsabilità, normativa e sicurezza.
Perché il punto è uno solo: la sicurezza non è uno sport.
Lo sport cinofilo è una cosa. La sicurezza è un’altra.

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La motivazione nella ricerca olfattiva

In base al tipo di rilevamento da praticare e al tipo di ausiliare scelto, valuteremo quale delle due modalità associare alla ricerca della sostanza: la scelta finale spetterà però al cane, il quale sarà lui a scegliere quale modalità di gioco o tipologia di cibo preferisce. Il tutto dovrà inoltre essere marcato ampiamente con il rinforzo sociale , il quale alla fine della preparazione sarà l’unico rinforzo sempre a disposizione dell’unità cinofila.

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Dispersi e Scomparsi. Cosa dicono le normative.

Spesso mi imbatto durante i Webinar o nel normale interloquire con chi fa attività di Protezione Civile, in mancanza di conoscenze normative nell’ambito dell’attività che si svolge. E’ ben chiara la differenza tra Disperso e Scomparso, sia dal punto di vista giurisdizionale che procedurale, come indicato dalla Circolare del 15 Gennaio 2021 redatta dal Commissario Straordinario per le persone scomparse, che ne è documento di riferimento. Fare formazione, oggi, comprende conoscere e studiare le normative di riferimento e soprattutto approfondire le conoscenze dei discenti, al fine di rendere la formazione teorica parte integrante del percorso di ogni singolo specialista. In questa circolare si fa riferimento alla revisione dei Piani Provinciali per la Ricerca delle Persone Scomparse. La ricerca delle persone scomparse è regolata dall’art. 1, comma 4, della legge 14 novembre 2012 n. 203 e prevede che “l’ufficio di polizia che ha ricevuto la denuncia promuove l’immediato avvio delle ricerche e ne dà contestuale comunicazione al prefetto per il tempestivo e diretto coinvolgimento del commissario straordinario per le persone scomparse, nominato ai sensi dell’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e per le iniziative di competenza, da intraprendere anche con il concorso degli enti locali, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del sistema di protezione civile, delle associazioni del volontariato sociale e di altri enti, anche privati, attivi nel territorio.” La ricerca degli scomparsi, dunque, deve essere attivata esclusivamente per le persone per le quali è stata presentata una denuncia di scomparsa ai sensi della citata legge 203/2012. Pertanto tale attività non rientra nell’ambito di applicazione dei Piani Provinciali di Protezione Civile, seppur citati (vedi sopra), in quanto eventuale risorsa a disposizione per concorrere alla ricerche. “Dalla definizione di persone scomparse va tenuta, inoltre, distinta quella relativa ai dispersi,con cui si individuano tutte quelle situazioni nelle quali la ricerca della persona è localizzata in un’area determinata a seguito di un evento accidentale, idoneo a porre in pericolo la vita umana (cfr. la Circolare del 6 marzo 2014 del Commissario straordinario per le persone scomparse e la Circolare del 16 maggio 2016 del Capo Dipartimento della protezione civile e, in particolare, le competenze attribuite ai sensi dell’art. 1, comma 2, della legge n. 74 del 2001 e successive modifiche).” Com’è noto, infatti, alle attività di ricerca di persone a seguito di emergenze connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo, come declinate dalle lettere a),b) e c) dell’art. art. 7 del decreto legislativo n. 1/2018, che ha sostituito l’art. 2 della legge 225/1992, si applicano le disposizioni del decreto legislativo n. 1 del 2018 (Normativa di Riferimento per le Attività di Protezione Civile). Il documento richiama l’attenzione ad adeguare il piano provinciale alle disposizioni della legge 203/2012, eliminando ogni eventuale riferimento alle persone disperse quali, a titolo meramente esemplificativo: escursionisti, alpinisti, speleologi,cercatori di funghi, boscaioli, pastori, e altri, per i quali risulti definita un’area di ricerca. Francesco Piliego

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IL PROBLEM SOLVING NELLA RICERCA PERSONE

Spesso mi imbatto in diversità’ di vedute su questo argomento. Quando mi chiedono come lavora il mio cane, rispondo che mi fido di lui e che gli do il tempo necessario per farmi capire se ha percepito qualcosa e di conseguenza non applicare inizialmente nessuna tattica di intervento in zona e fidarmi di lui. Mi sento rispondere “ma all’esame vogliono che gli faccio vedere come batto la zona, che seguo quello che ho dichiarato, ecc…” Se siete preparati , sapete usare i sistemi gps e la carta, se avete esaminato la zona della ricerca prima di partire, saprete in qualsiasi momento dove vi trovate all’interno dell’area, e guarderete il gps o la carta solo se necessario, non lo avrete sempre in mano come se cercate funghi! E’sicuramente corretto avere una cane che segue le nostre direttive, come e’ sicuramente corretto, se si decide di partecipare ad un brevetto/esame che prevede di seguire un regolamento, prepararsi per quello, ma l’addestramento,le simulazioni reali e gli interventi sono diversi. L’importanza della conoscenza del vostro cane parte dal guardare lui e non il GPS o la carta ogni tre secondi, bisogna conoscere le modalità di lavoro del nostro cane, conoscere le caratteristiche di razza, avere FEELING con lui e conoscere a memoria ogni suo movimento impercettibile del naso, della coda, degli occhi e aggiungo le modalità di gestione del respiro. E se c’è un secondo figurante? In qualsiasi momento della ricerca possiamo definire o ri-definire la tattica di intervento. Consideriamo anche che durante la ricerca puo’ esserci la necessità di un cambio di tattica in qualsiasi momento dovuto a opportunità o problematiche.Non dimentichiamo che siamo noi un ausilio a lui di più di quanto lo è lui per noi! Se il cane e’ preparato, lo sente, lo trova e segnala: a questo non ci sono scuse! Se ci troviamo nella posizione di giudicare, riusciamo a imporre la nostra valutazione sulla velocità di risoluzione a discapito di un punteggio della gestione della zona? La gestione della zona ci serve per capire il livello di preparazione del conduttore, non del cane: il cane deve “disobbedire”ad un “comando direzionale” e andare dritto a segnalare la persona!!! E questo non è un cane “out of control”, ma un cane solido, costruito per quello che stiamo facendo. Mi piacciono i cani “lunghi”? SIMi piace correre quando sento abbaiare il cane a 300 metri? SIMa non aspetto di vedere a cosa abbaia, alzo la mano! Punto!…se lo avete costruito in maniera corretta, se avete provato, sbagliato e studiato le sessioni di formazione, fidatevi del cane! Mi piace trovare veloce, non in fretta! Veloce potrebbe significare avere a disposizione qualche istante in più per soccorrere, perché si, lavoriamo per trovare, ma dobbiamo essere in grado di soccorrere…perché a furia di seguire il regolamento, il cane quando sente il “bip” della radio, sa che è finita prima di noi.

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